Volevo essere un duro

L’Italia è ormai reduce dal 75° Festival della Canzone Italiana, il famigerato Festival di Sanremo. Fiumi di parole sono state scritte e dette su questa edizione, come da ormai tradizione.
Devo essere sincero, invecchiando, apprezzo sempre più questo momento dell’anno, in cui il popolo italiano si riunisce per ascoltare la propria musica, quasi come quando ci riuniamo per vedere la nazionale di calcio che gioca per la vittoria nei mondiali di calcio.
Personalmente mi è piaciuta molto l’edizione di questo 2025, sia per i presentatori, le presentatrici, che soprattutto per le canzoni.
Anche io quindi come tanti altri italiani, non mi voglio esimermi dal provare a esprimere il mio personale pensiero, non tanto su questo evento nazionale, quanto piuttosto su una canzone in particolare, che mi ha molto colpito.
Il presente articolo vuole cercare di invitare le persone che mi leggeranno a provare ad assumere un “ascolto di genere” su una canzone in particolare, che si è aggiudicata la seconda posizione nella classifica finale del Festival.
Sto parlando della canzone di Lucio Corsi: “volevo essere un duro”, una canzone da Associazione LUI!
Lucio Corsi è di origini toscane e già per questo guadagna la nostra stima di Associazione, ma soprattutto ci ha conquistato con il testo della canzone che ha presentato al Festival.
A mio dire la canzone porta all’attenzione quello che probabilmente molti di noi uomini vivono, la riflessione sulla difficoltà della vita, sul confrontarsi con le proprie fragilità e sull’importanza di accettarsi per quello che si è senza scappare dalle proprie paure.
La canzone è una ballata, in cui il protagonista parte da sé (come ci hanno trasmesso i movimenti delle donne), per condividere con la comunità un vissuto in cui molti di noi uomini si possono ritrovare: vorrebbe essere un duro, un uomo che non deve chiedere mai, senza paure, ma che in realtà non è niente di tutto ciò. Il protagonista della canzone cerca di emulare figure di forza e coraggio ma per fortuna alla fine si accetta per quello che è, un uomo vulnerabile, debole, che ha paura.
Volevo essere un duro
Che non gli importa del futuro (quindi un vero uomo)
Un robot (un uomo che non prova emozioni)
Un lottatore di sumo (un uomo monolitico, tutto d’un pezzo)
Uno spaccino in fuga da un cane lupo
Alla stazione di Bolo (un uomo che cerca di fregare il sistema, un “furbo”)
Una gallina dalle uova d’oro (un uomo che conta, con i soldi)
Però non sono nessuno (un uomo che non si allinea con questi stereotipi)
Non sono nato con la faccia da duro (un uomo diverso dagli ideali maschili)
Ho anche paura del buio (un uomo fragile)
Se faccio a botte le prendo (un uomo che può perdere)
Così mi truccano gli occhi di nero
Ma non ho mai perso tempo
È lui che mi ha lasciato indietro (un uomo con un altro punto di vista)
Vivere la vita
È un gioco da ragazzi
Me lo diceva mamma ed io
Cadevo giù dagli alberi
Quanto è duro il mondo (un uomo che condivide i propri vissuti)
Per quelli normali (un uomo che prova ad essere se stesso)
Che hanno poco amore intorno (e che per questo vengono isolati)
O troppo sole negli occhi
Volevo essere un duro
Che non gli importa del futuro no
Un robot
Medaglia d’oro di sputo (un campione di prove di virilità maschili)
Lo scippatore che ti ruba la fede
Vivere la vita
È un gioco da ragazzi
Me lo diceva mamma ed io
Cadevo giù dagli alberi
Quanto è duro il mondo
Per quelli normali
Che hanno poco amore intorno
O troppo sole negli occhiali
Volevo essere un duro
Però non sono nessuno
Cintura bianca di Judo (accettarsi per non essere un maschio alfa, numero 1)
Invece che una stella uno starnuto (non un primo ma una foglia al vento)
I girasoli con gli occhiali mi hanno detto
“Stai attento alla luce”
E che le lune senza buche
Sono fregature
Perché in fondo è inutile fuggire ([ri]fuggire da quello che si è e che si prova)
Dalle tue paure (affrontandosi, confrontandosi con se stessi)
Vivere la vita è un gioco da ragazzi
Io
Io volevo essere un duro
Però non sono nessuno
Non sono altro che Lucio
Non sono altro che Lucio